“State attenti all’onda!” è l’avviso che Ugo riserva ai suoi ospiti, agitando il piatto che sta per servire, a rimarcare la freschezza del pescato del giorno. E non difetta certo in folclore questa popolare e verace trattoria che trovate facilmente nella zona portuale di Messina. A coadiuvare il patron, in cucina, una brigata di donne altrettanto veraci: Marinella, Sara e Lucia, sorella di Ugo, impegnate a preparare, con ossequioso rispetto, le pietanze della tradizione dello Stretto.

Al Padrino è una tappa fissa quando mi trovo nella zona di Messina. Dalla trattoria, con una passeggiata di venti minuti, raggiungo ogni volta una zona poco frequentata dell’area portuale e mi godo l’affaccio sullo Stretto. Un luogo – penso ogni volta che ci vado – in cui la Sicilia e la Calabria si annusano e si guardano dritte negli occhi, dove Eolo e Morgana danzano felici fottendosene delle mortali miserie umane. L’ultima volta Al Padrino ci sono stato con l’amico Francesco Caravello, il Ciboturista, uno che se ne intende di posti autentici. E anche per lui è stato amore a prima vista con l’ambiente verace del Padrino.


Il pesce domina anche la platea dei secondi con i calamari o i totani ripieni, gli involtini di pesce spada e l’insostituibile stoccafisso alla ghiotta con ventresca imbottita, mentre il bollito ammuddicato (che ha quasi commosso il mio amico Francesco) risulta essere una buona alternativa di carne. Si chiude con la macedonia di frutta fresca e il cannolo di ricotta farcito al momento. Dignitoso e conveniente lo sfuso della casa.




