Le vie del carrubo portano la Sicilia verso Expo’ 2015

Il carrubo come pianta simbolo di un territorio dal paesaggio unico e straordinario. Il suo frutto testimone di una storia millenaria, emblema di una natura ricca di biodiversità, pretesto gustoso di un viaggio alla scoperta dei tesori misconosciuti del suddest Sicilia.

Sono questi i presupposti che hanno caratterizzato l’iniziativa dedicata a “Le Vie del Carrubo”, Verso Expo 2015, l’ennedima giornata informativa organizzata dalla Soat di Siracusa, nell’ambito delle azioni previste dal Programma di Sviluppo Rurale per la Sicilia 2007/2013.

campagne ragusa siracusa

Scenario della manifestazione l’Azienda Agricola Calleri, in contrada Granieri, nelle campagne tra Noto, Rosolini e Giarratana, un pezzo di Sicilia a Sud di Tunisi, ma con paesaggi verdi e articolati che nulla hanno da invidiare alla Toscana delle terre senesi o al Piemonte delle Langhe. E a spingere sull’accelleratore della tutela e valorizzazione della carruba proprio la consapevolezza dell’unicità di un frutto caratteristico di una zona del Mediterraneo dalle grandi potenzialità culturali, agroalimentari e turistiche. Di questo ha parlato Maurizio Scollo, responsabile della comunicazione per la Soat di Siracusa che ha introdotto la giornata informativa prevista nella misura n. 111 (azione 2 informazione) del PSR 2007/2013 sotto lo slogan “Coltiviamo Sviluppo”. Scollo ha sottolineato l’entusiasmo messo in campo dall’assessore all’agricoltura siciliana, Paolo Reale e dai dirigenti e funzionari dell’ente regionale oltre che dalle imprese che stanno credendo fortemente nelle iniziative messe in campo per valorizzare il territorio in attesa del fondamentale appuntamento di Milano Expo’ 2015.

conferenza carruba

Grande attenzione per le parole di Paolino Uccello, etnoantropologo e guida naturalistica che ha accennato alla storia della macchia mediterranea con particolare riferimento alla straordinaria presenza in Sicilia del carrubo e delle carrube. Fattori entrambi di grande caratterizzazione sia del territorio, in termini naturali e di paesaggio, sia della storia e delle attività umane.

Paolino Uccello ha ricordato che, originario del bacino meridionale del Mediterraneo, il carrubo appartiene all’elenco di quelle piante che meglio si adattano all’ambiente piu’ caldo della macchia mediterranea, dove si accompagna a olivastro, palma nana, filirea maggiore, lentisco, mirto e altre specie arbustive ed erbacee. Ma ha anche parlato degli aspetti sociologici e storici di una pianta e del relativo frutto che hanno accompagnato da sempre le attività umane in questo estremo lembo a sud dell’Europa. Una per tutte il ruolo economico con il carato (il seme della carruba) utilizzato come unità di peso, e per la bontà e le ottime peculiarità alimentari del frutto, per secoli sicurezza di sostentamento per uomini ed animali.

(GUARDA IL VIDEO DELLA RACCOLTA DELLE CARRUBE)

La carruba contiene infatti il 10% di acqua, l’8,1% di proteine, il 34% di zuccheri, il 31% di grassi, fibre e ceneri; i minerali presenti sono rappresentati da potassio, calcio, sodio, fosforo, magnesio, zinco, selenio e ferro. I frutti del carrubo contengono le vitamine del gruppo B ( B1, B2, B3, B5, B6 e B12 ), vitamina C, vitamina E, K e J e folato alimentare.

Monica Mortellaro

Molto interessante anche l’intervento dell’agronomo paesaggista Monica Mortellaro che ha tessuto le lodi della carruba per le sue molteplici applicazioni alimentari, salutistiche e cosmetiche. Alimento completamente privo di glutine e molto povera di colesterolo cattivo, la carruba è lassativa (se la polpa viene ingerita fresca) e antidiarroica (se al contrario viene consumata la polpa essiccata). Ha inoltre delle indubbie qualità terapeutiche agendo come antisettico per le infezioni delle vie respiratorie.

pane calleri

Grazie alla calorosa accoglienza della famiglia Calleri, la giornata informativa ha goduto anche di momenti conviviali costruttivi. Gli ospiti sono stati accolti dal pane di casa appena sfornato dalla moglie del titolare e condito con il profumato olio extravergine di oliva Dop Monti Iblei prodotto e commercializzato in azienda. Giusto il tempo per rifocillarsi e poi tutti in campo per la raccolta delle carrube, “armati” di bastone (per la scotolata), sacchi di tela, olio di gomito e tanta buona volontà.

(GUARDA COME SI CHIUDE IL SACCO DI TELA CHE CONTIENE LE CARRUBE APPENA RACCOLTE)

olio calleri

Attualmente la coltivazione del carrubo è diffusa nella Spagna meridionale e nelle Baleari, nel Portogallo, nelle coste settentrionali dell’Africa (Algeria, Tunisia, Marocco), nella Palestina, nel Libano e in Italia, dove crescono carrubeti in Liguria, Lazio, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sardegna e soprattutto in Sicilia, che resta la regione italiana più ricca di carrubi. La coltivazione è concentrata nella fascia di territorio compresa fra le valli del Dirillo e dell’Anapo: nella sola provincia di Ragusa si trova il 72% della superficie nazionale investita, che dà il 70% della produzione italiana ed il 78% di quella isolana.

maurizio scollo carrubbe

Ancora oggi, nonostante le frequenti estirpazioni per far posto alle colture intensive ed in serra, il carrubo domina quasi incontrastato, e spesso, nei terreni più scoscesi, costituisce l’unica macchia di vegetazione. E’ parte integrante del territorio ibleo, allo stesso modo delle sue rocce e dei suoi muri a secco, che assieme alle masserie costituiscono il pregio dell’architettura rurale di queste zone. 

raccolta carrubbe

 

 

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